Era inevitabile che nell’agenda autunnale del premier tra i primi impegni ci fosse la riforma della giustizia e dunque il processo breve.
La legge sul processo breve, qualora fosse approvata, interesserebbe direttamente le sorti giudiziarie del presidente del Consiglio. Berlusconi è infatti imputato in tre processi pendenti davanti al tribunale di Milano (attualmente congelati per effetto della norma sul cosiddetto legittimo impedimento). La riforma, nella sua parte transitoria, prevede che il processo breve si applichi anche ai procedimenti in corso al momento dell’entrata in vigore, purchè ancora in primo grado e per reati precedenti il 2006.
Il disegno di legge sul processo breve dovrebbe per forza di cose essere approvato entro dicembre dal momento che il 14 dello stesso mese la corte costituzionale esaminerà le legge sul legittimo impedimento che ha congelato i processi in cui il premier è imputato. Se la consulta dovesse ritenere illegittima quest’ultimo, Berlusconi resterebbe senza lo scudo processuale. Col processo breve in vigore, invece, le accuse di corruzione si prescriverebbero automaticamente.
Fissare dei limiti temporali è a giudizio del guardasigilli la via maestra per assicurare una giustizia giusta ai cittadini. Il disegno di legge sul processo breve prevede l’introduzione di tempi massimi per ciascun grado di giudizio. Tre anni per il primo grado, due per il secondo e un anno e sei mesi per il terzo. Per i reati gravissimi (mafia, corruzione, eversione) sono previsti cinque anni per il primo grado, tre per l’appello e due per la cassazione. Trascorsi questi limiti temporale se l’imputato è incensurato il procedimento decade.
Le critiche: L’Anm ha messo subito in guardia dal rischio di un vero e proprio colpo di spugna, se il processo breve fosse approvato cos’ì com’è stato votato dal senato lo scorso 20 gennaio. Per le toghe il 50% dei processi rischierebbe di saltare; secondo Alfano solo 1,08%.
Napolitano all’apertura della Mostra del Cinema a Venezia ricordando le sorti del ddl sulle intercettazioni ormai giunto ad un binario morto teme lo stesso destino per il processo breve. <<La politica deve concentrarsi sulle questioni economiche>> dunque sulla Finanziaria. Ne è certo. E a chi gli chiede se interverrà in qualche misura nella discussione della legge, risponde che come sempre la sua valutazione è ex post.
I finiani che se in senato votarono con il resto della maggioranza questa volta affermano: senza modifiche i voti di Futuro e libertà non ci sarebbero. Ma Berlusconi stupisce tutti e il 4 settembre, alla vigilia dell’atteso discorso di Fini a Mirabello, è pronto a ritirare il processo breve dalla mozione di fiducia da votare in Parlamento con i cinque punti del programma ed è disposto a candidare i dissidenti di Fli qualora volessero rientrare nelle file del Pdl.
Il discorso di Mirabello, nonostante Fini non abbia detto niente di così inaspettato, ha fatto infuriare il premier dato che il suo ex amico e alleato ha decretato la fine del Pdl nel momento stesso in cui Berlusconi ne ha cacciato il co-fondatore.
Il disegno di legge sul processo breve preme molto al presidente del consiglio ma probabilmente le parole di Napolitano – come spesso accade – sono state lungimiranti. La fine del processo breve sarà quella delle intercettazioni: tanto rumore per nulla.
