Non solo gladiatori al Colosseo, monetine nella fontana di Trevi e immense code per i musei Vaticani: quella che si inizia a respirare è l’aria di una nuova Roma, una Roma che accoglie la sfida dell’arte contemporanea e la supera a pieni voti. Da venerdì 28 maggio in via Guido Reni è stato inaugurato il Maxxi: la prima istituzione nazionale dedicata alle arti del XXI secolo e pensata come un campus per la cultura. Maxxi: non solo conservazione ma laboratorio, sperimentazione, studio. Ci sono voluti ben sei ministri, tre sindaci e molte polemiche. Una parte del progetto iniziale per mancanza di fondi non sarà mai realizzata e il contributo dei privati fin dal principio sarà essenziale. Eppure il Maxxi c’è, eppure Roma ha il suo museo, guarda al futuro e inizia a concepire l’arte non solo nella perfezione dei tratti e nelle glorie degli artisti del passato, ma riconoscendo il nuovo corso che essa ha intrapreso. Ad un’occhiata superficiale un’opera d’arte del XXI secolo sembra tecnicamente accessibile a tutti e invece dobbiamo ammettere che oggi gli artisti sono proprio quelli che in un mondo in cui, con i media che corrono e in cui la gente non si stupisce più, ti emozionano attraverso la semplicità. Guardate la struttura del Maxxi e troverete risposta visiva ai pensieri confusi sull’evoluzione artistica del presente. Risposta visiva firmata Zaha Hadid. La chiamano archistar e hanno ragione: Zaha Hadid è più di un architetto. Vittorio Sgarbi ha definito il museo come il mausoleo della anglo-iranaia
na e anche lui ha ragione ma dobbiamo anche ammettere che dopo il Macro il Maxxi è il nuovo impegno della capitale, un impegno serio che aiuta Roma ad essere città eterna non solo per il suo passato.
