La svolta vera della manovra di Tremonti non è tanto nei numeri, nei tagli degli stipendi e nei sacrifici che gli italiani dovranno affrontare quanto nel guardare in faccia la realtà e definire con parole vere e senza falso ottimismo la crisi che ha investito l’Italia, l’Europa, il mondo. In questi giorni si è parlato di una complementarietà tra Tremonti e Berlusconi, tra il ministro cattivo e quello buono, tra il ministro realista e quello troppo spesso ottimista. Si sa chi è al potere ha paura, paura di perdere consenso, paura di perdere elettori, paura di arrivare alle elezioni anticipate in un momento delicato e fragile come questa scia di crisi che desta scalpore in tutta Europa. Dopo la sventata bancarotta della Grecia ecco tremare tutte le poltrone: la Spagna, il Portogallo, l’Italia, la Francia, la Germania tutti a impegnati a far riforme sui conti pubblici. E l’Italia questa volta sembra aver fatto bene, almeno così sembra ad una prima analisi dell’Unione Europea a cui il bel paese nello scorso dicembre prometteva di far scendere il rapporto deficit – pil sotto il 3% nel 2012. Torniamo alla manovra. “Strutturalissima” per ricalcare le parole del ministro dell’economia, il quale ci tiene a precisare che riforme di questo tipo sono fatte dal presidente del consiglio e non da un ministro. E il presidente ha dovuto cedere ed essere sincero: tanti sacrifici per tutti nei prossimi anni. Proprio per tutti? Questo è l’interrogativo che assilla di più i cittadini. Le buste paga saranno veramente più leggere per tutti, o i politici per una volta vedranno qualche numero in meno sulla busta paga? A prima vista sembra quasi di si, ma i vari sindacati non ci stanno e si organizzano per scioperi e mobilitazione. Partiamo dal dipendente, in Italia ci sono 3,5 milioni di dipendenti pubblici per cui si prospetta un blocco dello stipendio per tre anni e tagli del 5 – 10 % per gli stipendi di 90 – 130 mila euro. Le pensioni si allontano sempre di più mentre al contribuente viene limitato l’uso del contante a favore della fattura telematica da inviare al fisco e poi per aumentare le casse dello stato ecco sanare l’irregolarità immobiliare attraverso le sanzioni. Tante le critiche e tante feroci, come quella di Bossi: non toccate Bergamo! E’ proprio così Bergamo e altre 9 province sono a rischio poiché hanno una popolazione sotto i 220 mila abitanti. I finiani propongono di abolire tutte e 110 le province. Alemanno vive una vittorie contrastante: ha strappato 300 milioni di euro per la capitale a Tremonti ma forse sarà applicata ai turisti in visita a Roma una tassa di soggiorno di circa 10 euro. Di fronte ad una manovra così drastica e purtroppo altrettanto necessaria si chiedono due cose: la prima scontata ma troppo poco spesso realizzata, cioè che a pagare siano tutti e la seconda, su cui Tremonti ha garantito, che non si adottino solo misure tampone ma che si tenti di rafforzare e sviluppare le potenzialità economiche italiane.
